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MAPPA SITO
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Io credo che per tutti i bambini
che si sentono soli lo spazio virtuale sia un modo per trovare una via di
fuga dall'immagine di "casa" che hanno interiorizzato e dove la solitudine
è imperante. Una volta i bambini uscivano in
cortile e giocavano. Adesso il "territorio virtuale" è lo spazio
dove giocano, lo spazio che esplorano, dove fanno le cose che non è più
concesso loro fare all'esterno.
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Oggi i bambini, fin da piccoli, hanno
spesso la loro "storia infinita": aprono il libro del virtuale e
iniziano la strada della navigazione solitaria.
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Da una ricerca fatta alcuni
anni fa è emerso che la parola "mamma", come parola più usata, era stata
sostituita dalla parola "casa" e la parola "papà" veniva all'ottavo o al
nono posto. Sembra allora che per il bambino di
oggi il primo punto di riferimento sia la casa, la "tana". Prima
la casa erano gli "affetti" e ovunque fossero gli affetti era la casa. Ora
la casa come luogo di protezione, come contenitore valorizzato rispetto
ai rapporti affettivi, rischia di sostituire il valore determinante delle
presenze familiari.
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Al bambino serve una rete di punti di
riferimento all'interno della quale essere stimolato, tutelato e
non ingabbiato. Invece tende proprio ad essere "ingabbiato" nella
rete telematica e in quella del controllo familiare!
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Soprattutto nelle grandi città,
sono stati privati di valore punti di riferimento
e aggregazione quali le parrocchie, i cortili, i bar. Anche per questo
le città devono cambiare e diventare città "a
misura di bambino"; devono essere potenziate le realtà associative
e di quartiere. Le scuole debbono essere trasformate in Centri culturali
polivalenti: centri di incontro, gioco e formazione, aperti tutta la giornata;
luoghi aperti al territorio e alle sue iniziative culturali dove usufruire
di film, materiale fotografico, libri, laboratori creativi, giochi.
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Auguste Renoir, La lezione di scrittura |
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