scrittorincorso
  Ho costruito la mia professione vivendola in prima persona. Ho iniziato facendo un lavoro terapeutico su me stessa, che ho sempre continuato a "rinverdire", poiché penso che la formazione e il lavoro terapeutico personale non finiscano mai. Infatti, anche quando si conclude una fase di lavoro e di ricerca personale o con e sugli altri, l'aggiornamento e la supervisione debbono, a mio avviso, continuare sempre. torna all'HOME PAGE
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(BIOGRAFIA)
 
   
  Ho studiato e ho fatto molta pratica terapeutica in Italia e all'estero, Francia e Svizzera soprattutto. L'ho vissuta "dal di dentro" fino a mettere a punto un mio modello di intervento terapeutico, la "Psicoanimazione", che vuol dire "dare anima all'anima", attraverso una metodologia basata sull'utilizzo interdisciplinare di tutti i linguaggi per la comunicazione e l'integrazione sociale. E la creatività è ciò che permette l'individuazione, la crescita, la consapevolezza, la trasformazione, la nuova progettualità.

(BIBLIOGRAFIA)


 

Il metodo della Psicoanimazione contempla tutti i passaggi della ricerca scientifica
e della comunicazione: raccolta di dati e materiali intorno al soggetto o all'oggetto del problema, elaborazione critica, elaborazione creativa, progettazione e feed-back.

 

La creatività ti permette di respirare,
di esprimerti attraverso la scrittura, la scultura, la grafica,
il disegno, la musica, la recitazione, la danza,
la poesia, la fotografia, il filmato…

 
La creatività è la pietra filosofale che trasforma "la materia vile" in oro, il nostro magma e il nostro caos interiori in "interezza", in ordine armonioso. È come una sintesi clorofilliana: ti permette di trasformare l'anidride carbonica in ossigeno, di far uscire "ossigeno" dalle cose. Dare anima all'anima vuol dire essere "poeti" e, dunque, "fare", creare, "mettere i fantasmi sul quaderno", per riuscire a riconoscere, attraverso "l'action creative", la propria condizione interiore. Un viaggio "da dentro a fuori" con gli strumenti della creatività.

     (BIBLIOGRAFIA)


 

Scrivo dovunque, sempre a penna: nessun computer, nessuna macchina da scrivere.
Per ogni romanzo ho impiegato non meno di dieci anni.
I saggi li medito tanto, raccolgo materiali e documenti, li elaboro mentalmente,
poi li scrivo. Prima penso, rifletto moltissimo.
Poi scrivo di getto.