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Autore Argomento Data
  Maria Rita Parsi Risposta ad Annamaria del 01-09-2010 02/09/2010 17:01:26
  inserisci nuovo messaggio Cara AnnaMaria, credo che lei dovrebbe
alleggerirsi di tutta la zavorra
che porta con sé e che la fa vivere in un perenne
senso di colpa. Credo
che la complicità inconsapevole con suo padre, cui
serviva da copertura,
abbia impresso il sigillo, che ore occorre però
elaborare e risolvere.
Che strano! Nel mio romanzo "Alle spalle della
lina" racconto una
situazione simile! Quanto al suo attuale
innamoramento, sembra
l'ulteriore zavorra. Per quanto la riguarda, però,
provi a vedere la
cosa dalla sua parte, senza darsi della
"rovinafamiglie"
accollandosi
responsabilità fondamentalmente altrui. Le pare
una relazione
percorribile? Si chieda se quello che prova è
innamoramento o è una
sorta di ossessione, atta a rinfocolare i suoi
sensi di colpa. Ma il
ruolo di sfasciafamiglie potrebbe anche, sotto
sotto, piacerle, per una
sorta di ribaltamento di ruolo, che vede lei
"vendicare" sua
madre che,
in storie simili, ha rappresentato la figura
perdente. Ma per liberarsi
da certi retaggi, la cosa migliore è rivolgersi a
figure professionali
specifiche.
O forse tutto quanto detto non c'entra e lei è
davvero e semplicemente
innamorata: in tal caso, le consiglio: se proprio
per ora non sa farne a
meno, continui a sentirlo a distanza senza drammi
ma soprattutto senza
votarsi a lui, senza cessare di rendersi aperta
per nuovi incontri.
Il tempo farà la sua parte.
Mi tenga informata.
Cari saluti
Maria Rita Parsi


  Maria Rita Parsi Risposta a Paola del 27-08-2010 02/09/2010 15:00:32
  inserisci nuovo messaggio Cara Paola,
che buona notizia mi da! E' sempre bello vedere
che si è contribuito a
movimentare interiormente qualcuno, a far nascere
un interesse che
magari era lì, in attesa, e aspettava solo di
essere chiamato per nome.
Approfondisca quindi il tema che l'ha attratta,
magari iniziando a
spulciare su Internet. Vedrà diversi siti, tra cui:
http://www.bisedizioni.it/libri/cibo_per_nutrire_l_anima.php
http://www.auraweb.it/index.php?option=com_content&task=view&id=58
http://www.arstuavitamea.com/atvm/homepage/apertura/
soulfood-lo-spettacolo-della-natura-a-roma/

Potrà trovarvi riferimenti e, di sassolino in
sassolino, costruire un
percorso.
Non trascuri biblioteche e librerie.
Mi tenga informata
Saluti
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Innamoratagobby del 22-08-2010 02/09/2010 14:49:46
  inserisci nuovo messaggio Riconoscere i talenti di sua figlia significa
incoraggiare sua figlia a
coltivare le attività e gli interessi per cui
dimostra predisposizione,
sia che si tratti di tematiche che di attività
sportive o hobby o gusti
musicali ecc. Se non ve ne sono, aiutarla a
trovarne. Per l'autostima,
consulti anche le indicazioni che può trovare sul
sito alla voce
"Psicoanimazione":
http://www.movimentobambino.org/ricerca.php?id=
12
Comunque, il quadro mi sembra modificato in
positivo e il mio consiglio
è non interferire oltre ma vigilare a distanza e
con discrezione sul
turbinio relazionale di sua figlia, evitando di
caricarlo di un
pessimismo che rischia di diventare invischiante.
E' giusto
preoccuparsi
ma non sposare la preoccupazione.
Cari saluti
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Stella del 28-08-2010 02/09/2010 14:36:14
  inserisci nuovo messaggio Vede, Stella, non è possibile interferire a
distanza con la cura che è
stata pensata per lei da chi la segue. Non sarebbe
serio né dal punto di
vista professionale né dal punto di vista umano.
Se invece vuole aprire
con me un dialogo su vari argomenti, non escluso
il suo caso personale,
le risponderò volentieri.
A presto, quindi. Cari saluti
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Patricia del 26-08-2010 30/08/2010 15:45:57
  inserisci nuovo messaggio
Cara Patricia,
non credo che il suo mondo di amicizie, relazioni,
interessi si limiti a
suo marito, che ha i suoi e da cui è difficile
attendersi ora un
radicale cambiamento. Persegua i suoi interessi
con amiche e con persone
che li condividono, senza pretendere di
coinvolgervi chi non ha
interesse per queste cose. Sia serena nelle sue
attività e vedrà che la
sua sodddisfazione si rifletterà anche nel
rapporto con suo marito.
Cari saluti
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Raffaela del 26-08-2010 30/08/2010 15:44:56
  inserisci nuovo messaggio Viva ciò che le fa bene vivere, finché riconosce
che le fa appunto bene
e senza attaccamenti impropri.
Non credo sia facile, dato l'investimento che ha
fatto fin qui su
questa
relazione. Ma nemmeno credo sia impossibile, se
avrà la capacità di una
piccola trasformazione interiore, che le consenta
di vivere con tocco
lieve, senza troppo indagare, a quel punto nemmeno
se stessa.
Se invece si rende conto che non riesce a separare
l'oggi dal domani,
il
rapporto presente dalle aspettative future, allora
meglio una presa di
distanza e un po' di lavoro su se stessa.
Cari saluti
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Alessandra del 24-08-2010 30/08/2010 15:43:41
  inserisci nuovo messaggio A Milano, cara Alessandra, in via Leopardi, 8 -
0243912737.
Per appuntamenti a Milano, può anche contattare la
mia segreteria
romana, allo 0685304778
Grazie per gli apprezzamenti, fa sempre piacere
"arrivare" alle
persone.
Cari saluti
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Paolo del 24-08-2010 30/08/2010 15:42:14
  inserisci nuovo messaggio Certo che sì! Consulti le informazioni che ne da
il nostro sito:
http://www.movimentobambino.org/pagina.php?id=36
Chieda un appuntamento al 0984793529 o
all'indirizzo e mail: cosenza@movimentobambino.it
Mi tenga informata
Cari saluti
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Margherita del 17-08-2010 30/08/2010 15:40:41
  inserisci nuovo messaggio Ottimo, Margherita! Che bella notizia!
Per procedere, si metta in contatto con la dott.
Daniela Piastrellini
(segreteria@movimentobambino.it) e la dott. Elena
Turco(elenaturco1@virgilio.it)
Spieghi loro il suo progetto e chieda un incontro.
Un caro saluto
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Daniela del 11-08-2010 30/08/2010 15:39:15
  inserisci nuovo messaggio Cara signora, la situazione è molto delicata ma
nessuno può forzare la decisione di sua figlia, se
intende assumersi la responsabilità del
nuovo bambino, ora che è stato concepito. Certo,
non pare aver dimostrato molto senno nell'esporsi
a una gravidanza, dopo un pugno di mesi che
conosceva un ragazzo colmo di tanta pavidità e
umana debolezza.
Vista la situazione così come lei me la racconta,
credo che ci sarà da fare poco affidamento sul
futuro papà e di questo sua figlia deve essere
consapevole e individuare le risorse economiche,
di sostegno e affettive con cui far fronte al
nuovo nato. Insomma, nei progetti di sua figlia
esca il principe azzurro ed entri pure un bambino
reale: a queste condizioni, sua figlia potrà
essere un'ottima madre, capace di contare
fondamentalmente su se stessa. Ma sappia che è un
cammino bellissimo e molto impegnativo. Se poi
anche il nuovo compagno sarà capace di crescere e
intessere una relazione adulta con la compagna e i
figli, la cosa sarà ancora più gratificante e
compiuta.
Cordiali saluti

  Maria Rita Parsi Risposta a Federica Sodani del 10-08-2010 30/08/2010 15:36:10
  inserisci nuovo messaggio Mi spiace sapere di questa drammatica situazione,
Federica. Per indicarle qualcuno a cui rivolgersi,
sarebbe utile sapere dove abita.
Attendo questa informazione e la esorto a non
perdere determinazione e fiducia e a non mostrarsi
disperata alle bambine.
Un abbraccio
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta ad Angela del 10 Agosto 30/08/2010 15:33:49
  inserisci nuovo messaggio Cara Angela, se desidera consultarmi a livello
professionale, potrai rivolgerti alla mia
segreteria romana e chiedere un appuntamento. Il
numero è: 0685304778. Se invece cerca un consiglio
a distanza, mi dica qualcosa di più.
Cari saluti
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Isabella del 10/08/2010 25/08/2010 15:19:42
  inserisci nuovo messaggio Cara Isabella,
se ha deciso di lasciare la bimba dai nonni e
partire col suo compagno,
ci sarà stato un motivo, credo, ed è questo motivo
a fare la differenza.
I sensi di colpa rischiano di fare più danno del
fatto in sé, che è
normalissimo e talvolta positivo e auspicabile.
Del resto, la bimba è
rimasta coi nonni e ha potuto beneficiare di
un'esperienza preziosa in
termini di relazione. Voler bene ai figli non
significa fondersi con
essi ma rispettare le esigenze di ciascuno e
muoversi di conseguenza.
Ciò che risulta poco chiaro dalla sua lettera è il
ruolo del suo
compagno nella decisione di cui lei tanto si
pente, e in genere nella
comune genitorialità. Non vedo come il matrimonio
possa modificare le
cose, che riguardano invece la sostanza dei vostri
rapporti, che hanno
forse bisogno di essere verificati e orientati
nell'esercizio della
comune e condivisa responsabilità verso la vostra
splendida bambina.
Cari saluti
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Maria Teresa del 09/08/2010 25/08/2010 15:18:45
  inserisci nuovo messaggio Cara Maria Teresa,
nello scegliere il proprio futuro occorre mettere
al primo posto la
passione e al secondo il calcolo. Non si tratta di
essere criminologi o
psicologi o cardiochirurghi o linguisti ma si
tratta di essere bravi
criminologi, bravi psicologi ecc. Senza passione
non si può essere
capaci e se non si è capaci non si possono avere
chance significative a
livello professionale. Chiediti quindi: sarò
disposta a impegnarmi per
essere una grande criminologa? Se la tua risposta
è affermativa,
iscriviti senza esitazioni. Se invece vuoi
barcamenarti allora fai
prevalere il calcolo e riorientati. Del resto,
ammesso che si possa
essere tanto flessibili da calcare ogni percorso,
quali facoltà
garantiscono il futuro? Quindi il mio consiglio è
chiederti cosa ami e
cosa sei disposta a dare, e poi prendere una
decisione non mortificante.
Fammi sapere
Maria Rita Parsi


  Maria Rita Parsi Risposta a Olimpia del 06/08/2010 25/08/2010 15:08:39
  inserisci nuovo messaggio Ha ragione, cara Olimpia,
i rapporti genitori-figli sono oggi complicati
almeno quanto è complicato il mondo in cui
ricadono. Diciamo anzi che tutte le relazioni lo
sono e che i figli hanno grandi difficoltà a
consolidare un proprio equilibrio in un contesto
generale che sembra esserne privo. Ai genitori
talvolta rimane poco margine di intervento, nel
momento in cui i figli prendono abitudini che li
omologano alla loro cerchia di amici, come far
tardi la sera, dormire di giorno ecc. Bisogna
essere comprensivi ma nel contempo esigenti,
pretendere il rispetto di alcune regole di
convivenza. I rapporti non sono fatti solo di
affetto ma anche di regole. So che spesso è
l'insicurezza a far sì che i genitori allentino
una certa richiesta normativa che invece dovrebbe
essere mantenuta sia perché è educativa sia
perché è equilibrante. Il suo ruolo è il più
scomodo, Olimpia, e sa perché? Perché è il ruolo
della saggezza femminile, di colei che si fa
carico dei disagi che avverte, innanzitutto
riconoscendoli, facendone una diagnosi lucida a
cui non segue l'individuazione di una terapia
adeguata, anche perché i protagonisti sembrano
murati nel loro ruolo e nella loro suscettibilità.
Insista, Olimpia. Li chiami entrambi, magari
separatamente, al dialogo. Chieda a suo figlio con
affetto ma anche con fermezza quali progetti ha
per il proprio futuro, gli faccia sapere che siete
disponibili ad aiutarlo purché però lui individui
un obiettivo e un percorso. Non lo incalzi però né
pretenda una risposta immediata, gli dia un tempo
di riflessione ma non un tempo indefinito: un mese
o due. I figli hanno bisogno di comprensione e di
responsabilizzazione e sta a lei, cara Olimpia,
dosare questi due ingredienti. Io sono certa, per
la vigile sensibilità che la sua lettera dimostra,
che sarà in grado di farlo.
Mi tenga informata
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Miriam del 06/08/2010 25/08/2010 15:06:05
  inserisci nuovo messaggio Cara Miriam,
lei è molto disponibile e comprensiva verso questo
ragazzo, di cui ignoro l'età. E' giusto essere
accoglienti come lei è ma nel contempo è anche
giusto essere esigenti, dal momento che una
relazione non può costruirsi su un'asimmetria
totale.Lo comprenda ma non gli dia troppi alibi.
Essere comprensivi non può voler dire rinunciare
al rispetto e alla considerazione che dobbiamo
incassare, senza dare brutte abitudini difficili
poi da correggere. L'ansia con cui subisce la
rabbia di lui non è affatto un buon segno.
Il mio consiglio è questo: non lo assilli nemmeno
con la sua comprensione, non muova pretese, non si
assuma ruoli materni né da terapeuta ma piuttosto
gli lasci tempo, si allontani e gli consenta di
elaborare la sua assenza e, di conseguenza, il
valore della sua presenza.Si sieda sul bordo del
fiume e attenda.
Rischia di perderlo?
Se questo avverrà vuol dire che lo avrebbe perso
comunque, facendosi ancora più male.
Mi tenga informata
Maria Rita Parsi



  Maria Rita Parsi Risposta a Daniela del 02-08-2010 25/08/2010 09:01:57
  inserisci nuovo messaggio Cara Daniela,
le auguro un percorso davvero rasserenante. Mi
sembra che le premesse
interiori ci siano tutte!
Un abbraccio
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Maria del 30-07-2010 03/08/2010 09:27:19
  inserisci nuovo messaggio Grazie, Maria.
E' importante per noi che scriviamo, verificare i
riscontri delle
nostre
scritture. Se vuole raccontarmi di più, conti
sulla mia disponibilità a
leggere, oltre che a scrivere.
Un abbraccio
Maria Rita Parsi


  Maria Rita Parsi Risposta a Mariangela del 30-07-2010 03/08/2010 09:26:03
  inserisci nuovo messaggio Grazie veramente delle sue parole, Grazie, grazie!
Certamente è possibile aprire una sede. Per
questo, la metto subito in contatto con la dott.
Daniela Piastrellini
(segreteria@movimentobambino.it) e la dott. Elena
Turco(elenaturco1@virgilio.it)
Si rivolga subito a loro per un incontro.
Un caro saluto
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Anna del 23/07/2010 29/07/2010 17:51:19
  inserisci nuovo messaggio Amandoli e amandoli per come sono, riconoscendoli
come persone degne di
rispetto e degne di essere desiderate. Bisogna
evitare di farli sentire
inadeguati e di usare l'umiliazione come metodo
educativo (sarebbe più
opportuno parlare di "addestramento"), dicendo
cose come:
"che figura mi
fai fare...", "hai fatto brutta figura..."
eccetera. Bisogna
sottolineare il positivo, soprattutto il positivo
presente, lodare ciò
che fanno o dicono quando lo dicono, a prescindere
da aspettative future
che creano stress da prestazione. Inoltre bisogna
dare esempi di
autostima e di stima reciproca, non fondare la
considerazione di sé
sulla comparazione con altri ma sul valore di se
stessi, incomparato e
incomparabile. L'autostima autentica non si gloria
del disprezzo degli
altri né dipende dall'esterno; chi ha autostima è
generoso e pronto
alla
lode sincera: sa che lodare un altro non lo
sminuisce, sa riconoscere
perché è stato ed è riconosciuto, innanzitutto da
se stesso.
Cordiali saluti
Maria Rita Parsi


  Maria Rita Parsi Risposta a Raffaella del 23-07-2010 29/07/2010 17:49:13
  inserisci nuovo messaggio Cara Raffaella,
la sua lettera è una richiesta di chiarezza. Ora
attenda, senza
particolari aspettative. Gli uomini non sempre
sanno rispondere, nemmeno
a se stessi.
Torni pure a scrivere.
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Anonimo Nessuno del 20/07/2010 26/07/2010 16:55:42
  inserisci nuovo messaggio Caro amico,
quello che scrivi nel tuo blog è drammatico,
eloquente, molto efficace.
Hai pensato di metterlo in forma teatrale?
Potrebbe essere un bel canale
espressivo anche quello, con il valore aggiunto
della drammatugia. Ti
consiglio di pensarci.
Un abbraccio e complimenti per la tua iniziativa:
c'è bisogno di
espressione e condivisione per dare anima al
dolore e corpo alla speranza.
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Mawa del 17/07/2010 21/07/2010 14:03:49
  inserisci nuovo messaggio La sua lettera, Rinalda, è colma di saggia
emozione. Gli animali hanno
anima, nel senso più ampio del termine, e sono
stati certo avviliti
dalla nostra tradizione occidentale. Il dolore è
un passaggio obbligato
nella nostra vita, che occorre non cancellare ma
elaborare, dando
ulteriore anima a chi è passato per la nostra
esistenza. E' importante
comunque, nella comune transitorietà e anche per
chi non crede a
dimensioni ulteriori, riconoscere il valore di ciò
che è stato, nel suo
caso gioire perché la gatta che ha perso è
esistita ed è stata la sua
gatta: così il ricordo, senza banalizzarsi, non
recherà solo il disagio
del vuoto ma l'entusiasmo del pieno. E la
riconoscenza.
Cari saluti
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Gian su Aiuto del 14/07/2010 20/07/2010 17:41:03
  inserisci nuovo messaggio Caro lettore,
mi sembra in uno stato di grande disorientamento,
che richiede di certo
un aiuto. Catania non è mica un villaggio
sperduto! Perché è difficile
trovare un medico? Faccia appello alla
ragionevolezza e consulti
l'elenco degli psicoterapeuti della sua zona e
cerchi una figura in
grado di ispirare la sua fiducia. Quanto
all'omosessualità, non è detto
che sia conseguenza di un trauma: cerchi di far
emergere il suo vissuto
ma sia pronto ad accogliere la sua identità
sessuale, con serenità e
spirito libero.
Mi tenga informata
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Daniela del 14/07/2010 20/07/2010 17:40:00
  inserisci nuovo messaggio In tal caso, cara Daniela, chieda a suo marito se
davvero intende
affrontare la paternità e gli dica che non intende
avere sulle proprie
spalle l'impegno che una tale strada richiede.
Stia attenta a non
scaricare sulla svolta rappresentata da un figlio
gli aspetti irrisolti
della sua vita di coppia. Faccia così, Daniela:
dia un tempo ragionevole
a suo marito perché lui le dia una risposta che
sia adulta, responsabile
e fatta nel segno dell'amore. Prima di aspettare
un figlio, aspetti un
padre. E una madre. Dia un tempo ragionevole a se
stessa per capire in
quale direzione dare costruttività, dopo averle
dato giustamente
espressione, alla sua rabbia. Potrebbe essere
utile anche un percorso di
terapia famigliare.
Mi tenga informata
Maria rita parsi


  Maria Rita Parsi Risposta a L'altra educazione su Pedofilia del 13-07-2010 20/07/2010 17:28:04
  inserisci nuovo messaggio Sono interessata a tutto quanto converga sulla
lotta alla pedofilia e
sulla relativa sensibilizzazione.
Mi invii tranquillamente il materiale.
Cari saluti e complimenti per le iniziative
Maria rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Raffaella del 13-07-2010 20/07/2010 17:26:10
  inserisci nuovo messaggio Cara Raffaella,
non credo sia in gioco la differenza d'età, che è
relativa e non è
affatto fuori norma. Forse in gioco c'è un certo
disagio del rischio
emozionale, che porta molti uomini a trincerarsi
dietro barricamenti
umorali. Paura delle aspettative sue, Raffaella, o
della figlia ecc.?
Sensi di colpa verso la moglie scomparsa e a suo
tempo tradita con lei?
Credo che lei debba mettersi davanti il bene e il
male di questa sua
relazione, calibrarne le luci e le ombre e
valutare se la sofferenza che
ne viene supera la gioia dell'incontro. Ho seri
dubbi che una simile
situazione possa modificarsi, malgrado ogni donna
lo speri sempre al
punto di innamorarsi della propria missione,
talvolta più della persona
che ne è il riferimento. Se lei pensa che comunque
questa sua storia
abbia aspetti di valore che vanno salvaguardati,
la viva ma rinunciando
a prefigurarsi un avvenire diverso dall' "ora e
qui" degli incontri che
lei chiederà e lui concederà. Niente cinema,
niente pizza, niente
passeggiata. Se la sente?
Si voglia bene, Raffaella
Cari saluti
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Mirko Federici del 09/07/2010 20/07/2010 17:18:58
  inserisci nuovo messaggio Caro Mirko,

certamente ci sarò in settembre. Intanto vi
faccio tantissimi auguri

Un caro saluto

Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Zia Carla: di Massimiliano e Arianna del 04-07-2 16/07/2010 16:42:05
  inserisci nuovo messaggio Cara Carla, aspetto con grangioia di incontrarti.
Certamente approfondiremo ogni aspetto del
problema e certamente parleremo insieme. Aspetto
proprio di incontrarla.
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Josky del 03-07-2010 su "Giudizi affrettati" 16/07/2010 16:35:03
  inserisci nuovo messaggio
Mai scritto niente di simile .E ,anzi, penso che
Pietro Tarricone fosse una “persona” sensibile,
intelligente e simpatica. Semmai ho parlato di
“vuoto”, mi riferivo, certamente allo stereotipo
televisivo che, in un primo momento, ha incarnato
e/o gli è stato attribuito. Se consideriamo
personaggi che hanno incarnato , in passato ,ad
esempio, le figure delle svampite , possiamo ben
pensarle come donne intelligenti in ruoli che
certo non esaltavano questo loro aspetto ma, al
contrario, lo mortificavano. Così, ci sono i
personaggi nella loro verità e nella loro
apparenza la quale, però, offre al pubblico un
certo modello che agisce su di esso e può anche
risultare discutibile.
Vorrei, poi, infine aggiungere che, assai spesso,
si vogliono creare intorno ai “personaggi”
contrasti che non ci sono, utilizzando le
espressioni di altre figure che fanno opinioni.
Perchè questa è una società che “inventa”
conflitti: che “consuma” litigi, anche a mezzo
stampa o per televisione. Per distrarre dai veri
problemi . E' una società che che ama il gossip
e, anzi, spesso lo inventa di sana pianta; che
educa all'insulto e alla critica, senza costruire.
Invece di “educare a pensare”. Così,per esempio,
un conto è parlare dei comportamenti e dei clichè
e, un conto, è parlare delle persone. Pertanto, io
non intendevo, semmai, parlare della persona
Pietro Tarricone, non conoscendola .Né mai l'avrei
fatto! E mi dispiace se “altri” hanno dato, a lui
e a sua madre un dolore, male interpretando
qualche mia espressione di critica su modelli
comportamentali a lui connessi. Critica alla
quale credo di avere diritto.
Ha ragione, infine, sulle “parole”. Soprattutto se
fraintese! Invece Pietro Tarricone mi piaceva
empaticamente e, per sua madre, per i suoi
genitori e parenti,per la sua compagna, per la sua
bambina, sono profondamente addolorata e vicina.
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Cristiana del 12-07-2010 - Mio figlio ha paura de 16/07/2010 16:13:04
  inserisci nuovo messaggio Cara Cristiana,
la morte è la grande incognita, il grande
abbandono di cui poco si parla e di cui poco si fa
esperienza. Un tempo i bambini avevano maggiore
contatto con un simile evento, che è oggi oggetto
di una specie di rimozione generale. L'assenza
della morte contribuisce ad ingigantirne il
fantasma e l'incomprensibilità, talvolta con
l'aggravante di aspetti mediatici che la
spettacolarizzano e ne sottolineano il carattere
macabro. Rendere la morte spettacolare non
significa infatti "parlarne".
In quanto lei racconta si può leggere una
particolare sensibilità del suo bambino, che lo
porta a confrontarsi con domande che i filosofi
definiscono "radicali": "Dove andrò? Perché sono
nato?". Si intuisce un bisogno innanzitutto
cognitivo: tuo figlio vuole sapere e interroga chi
dovrebbe sapere più di lui. E avverte come un
rischio l'assenza di un sapere fatto di certezza e
di visibilità.
E' bene che il bambino abbia espresso la sua paura
e sarà bene non reprimere ma volgere creativamente
questa sua espressione, sollecitandolo a
disegnare, inventare storie, evocare il tema nelle
fiabe ascoltate.
Non so quale sia il suo orientamento educativo in
senso religioso, che qui avrebbe una certa
importanza, ma certo è sconsigliabile usare
metafore falsamente tranquillizzanti come "un
lungo sonno" o un viaggio o simili, che non
rimuovono l'ansia abbandonica che sta dietro alla
paura della morte. Questo non significa che si
debba parlare di morte in termini strettamente
fisiologici, respingendo un pensiero "mitico" o
"religioso", come tale adeguato a ciò che la morte
fondamentalmente è per tutti: mistero.
Trova quindi, Cristiana, anche in termini laici se
credi, il modo per esprimere l'idea di una
continuità affettiva oltre l'evento. Puoi anche
confessare la tua ignoranza in materia: la morte
non so cosa sia perché non l'ho mai provata (e
questo funziona anche su piano cognitivo),
esistono visioni diverse di cosa venga dopo ma
una cosa è certa e te lo garantisco: comunque sia,
il nostro legame rimarrà sempre.
Sono convinta che, crescendo, il suo bambino
troverà quella sicurezza in se stesso che gli
consentirà di superare la fobia e sono convinta
che dimostrerà propensione verso la filosofia,
che gli darà strumenti teorici per elaborare in
senso costruttivo le fatidiche "domande radicali".
Gli proponga i libri di Jostein Gaarder, come "C'è
nessuno?" o "Il mondo di Sofia" e li legga, o li
commenti, con lui.
Cari saluti
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Eugenia del 13-07-2010 --- Mia figlia 16/07/2010 16:09:06
  inserisci nuovo messaggio Cara mamma,
non mi è chiara la sua richiesta conclusiva e per
questo rinvio a un suo
chiarimento l'eventuale risposta.
Se, come mi pare di capire, intende consultarmi
professionalmente, il
numero della mia segreteria è: 0685304778 chiedere
della dr.ssa Gemma Checchi.

Cordiali saluti
Maria Rita Parsi


  Maria Rita Parsi Risposta a Manuela del 12-07-2010 16/07/2010 16:07:22
  inserisci nuovo messaggio Cara Manuela,
chi è saggio invita a prestare attenzione al
presente, a goderne senza lasciare che la paura
del futuro lo intacchi, talvolta fino a
comprometterlo. Lei non crede che questa paura
assorba molte sue energie affettive, troppe? I
suoi genitori oggi sono vivi e in salute: goda
della loro presenza e faccia in modo che loro
godano della sua. Quanto alla morte, è un evento
non evitabile, ma ciò che più conta è la vita: se
essa è soddisfacente, ricolma di affetti
condivisi, al riparo da disgrazie e dolori
devastanti, in discreta salute, in discrete
condizioni economiche, significa che è stata
vissuta nella parte dei più fortunati e questo
pensiero non può non riflettersi sull'accettazione
della sua fine naturale. Insomma, la
considerazione dovrebbe spostarsi dal dolore del
non averli fisicamente più alla gioia dell'averli
avuti. Le energie andrebbero investite nel pieno
della vita e non nel vuoto della morte o della sua
ossessione. Ma in genere, dietro a queste paure
sta la nostra personale fragilità, come lei
rivela: la mia vita sarà finita. Lei è convinta
che non sopravviverà al dolore, eppure
sopravviverà, cara Manuela. Le risorse personali
sono straordinarie.Facilmente sarà il bisogno di
prendersi cura di qualcuno più fragile di lei (se
non di altri, del genitore superstite) a darle la
carica. E sopravviverà, portando i suoi cari nel
cuore e nel pensiero e facendo così sopravvivere
anche loro. Non so se lei è credente ma in caso lo
sia, tenga conto del fatto che anche in quel
passaggio per lei così difficile, loro non saranno
assenti.
Cari saluti
Maria Rita Parsi


  Maria Rita Parsi Risposta ad Alessandra Rizzitelli del 07-07-2010 13/07/2010 16:15:57
  inserisci nuovo messaggio In alcune Regioni (es. Veneto) è istituita la
figura del Pubblico Tutore
dei Minori. Inoltre si può ricorrere agli
assistenti sociali o ai centri
di mediazione familiare.
Se fornisce qualche informazione in più, sarà
possibile dare una
risposta più mirata.
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Daniela del 07/07/2010 13/07/2010 16:14:00
  inserisci nuovo messaggio Cara lettrice,
si metta di fronte alla sua rabbia, non la ingoi
ma cerchi di leggerci dentro e vedere cosa è in
gioco. Finché la rabbia permane è meglio rinviare
qualunque decisione che riguardi un figlio. Quanto
racconta di sua suocera e del rapporto
madre-figlio non risulta pienamente comprensibile:
forse si riferisce a un rapporto simbiotico e di
dipendenza dalla figura materna? Anche la vicenda
del "centro" è poco dettagliata: un centro di cura
per la sterilità maschile? O un centro per la
fecondazione assistita? E che significa che lui
l'ha lasciata sola?
Si metta di fronte alla sua rabbia, l'articoli, la
trasformi in una serie di domande a se stessa e
cerchi le relative risposte, senza sfuggire. La
frammentarietà del suo scritto mi fa pensare a
un'emozione non ancora del tutto riferita ed
esplicita.
Attendo sue notizie
Maria Rita Parsi


  Maria Rita Parsi Risposta a Damiana del 06/07/2010 13/07/2010 16:04:08
  inserisci nuovo messaggio Cara mamma,
credo innanzitutto che lei debba portare in
evidenza il positivo che la vostra situazione
contiene, e che è moltissimo: suo figlio ha una
relazione stupenda, anche di tipo fisico, col
papà. E' un ottimo capitale su cui potete tutti,
lei compresa, contare per costruire ulteriormente
la vostra familiarità.
Inoltre, la comune provenienza padre-figlio può
collocarsi sulla scia di un imprinting, fatto di
suoni, modi, linguaggi, caratteristiche, colori
incontrati nei primi mesi di vita e ritrovati
consolatoriamente nel papà. Questione di tempi,
cara mamma. Non forzi la situazione, non la
drammatizzi, non sia affettivamente competitiva,
cerchi la collaborazione di suo marito e vedrà che
le cose evolveranno positivamente con naturale
serenità.
Spero di risentirla presto, con buone e belle novità.

Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Paola del 04 Luglio 2010 09/07/2010 10:18:24
  inserisci nuovo messaggio Cara Paola,
è un po' difficile dare indicazioni in assenza di
dettagli significativi. Proverò a sottoporle
alcune domande, che potranno aiutarla a
ricostruire con se stessa la situazione o a
scrivermi ancora, completando il quadro. Lei è
separata? Esiste una figura paterna? Quali sono le
cose che ha tentato con scarsi risultati? Quali
erano le amicizie di Chiara? Che studi ha fatto?
Ci sono stati, ai tempi della scuola, contatti con
gli insegnanti? Come trascorre la giornata? Che
rapporto ha coi fratelli? Esistono dei nonni? E
lei, Paola? Lavoro, sentimenti, attività?
Cari saluti
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Patrizia per Intervista Telefonica del 01-07-2010 05/07/2010 13:58:08
  inserisci nuovo messaggio Può contattare la mia segreteria romana, nella
persona della dr.ssa Checchi al 3315366267 per
prendere l'appuntamento telefonico.

Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Fabiola del 30/06/2010 03/07/2010 07:50:19
  inserisci nuovo messaggio Ottima la tua determinazione a riprendere il
progetto per il laboratorio
e ottimo il fatto che tuo marito se ne sia
convinto. E' un atto di
maturazione da parte sua.
Per quanto riguarda le ferie con i cognati, non
drammatizzare, mostrati
comprensiva e vedrai che le cose col tempo si
ridimensioneranno. Le
ricorrenze sono importanti ma quello che più conta
è la vita, non credi?
Non metterti e non mettere la tua famiglia in
competizione con il lutto
dei tuoi cognati né, tantomeno, con il ragazzo che
è morto e consenti a
tuo marito di vivere il suo dolore senza censure
ed elaborarne il lutto.
Non colpevolizzarlo per questo. Le cose si
aggiusteranno col tempo,
vedrai. Se non accadrà, in tal caso ne riparleremo.
Avezzano, del resto, è al centro del mio cuore,
Un abbraccio Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Laura del 24-06-2010 / Ricominciare? 03/07/2010 07:48:13
  inserisci nuovo messaggio Carissima Laura,
scusi per il disguido tecnico che mi ha impedito
di pubblicare la
risposta a lei destinata, che riformulo volentieri.
Leggendo la sua lettera, emergono alcuni
interrogativi, che la invito a
fare propri per conoscere se stessa, il proprio
disagio e la possibile
soluzione.
Primo: la Svizzera. Come può avere la certezza di
arrivare e trovare un
lavoro? Può essere che a me sfugga qualcosa ma non
vorrei che la
Svizzera rappresentasse un po' il suo punto di
fuga illusorio, la sua
"valle incantata". Secondo: suo marito. Lei non
accenna a comunicazioni
con lui su questa sua voglia di cambiamento,
eppure precisa che gli vuol
bene. Il fatto che il suo allontanamento avvenga
per lavoro è un
"alibi"? Ma chi deve "depistare", Laura? La
società, suo marito o lei
stessa? Terzo: suo figlio. Anche con lui nessun
discorso? Pensa che non
capirebbe? Anche in questo caso, viene il dubbio
che suo figlio sia
chiamato a fare da "pietra al collo" alla sua
voglia di libertà, diventi
lui stesso un alibi che fornisce ancora una volta
a se stessa.
Si metta davanti alla sua vita, Laura. e veda cosa
funziona e cosa no,
verifichi le presenze e le assenze, i pieni e i
vuoti, mettendo un
istante tra parentesi la Svizzera.
Renda il più possibile adulto il suo disagio di
persona, di donna e di
madre. E poi serenamente decida, tenendo conto che
ogni scelta comporta
dei costi umani, anche quella che lei farà.
Ricordi che comunque la sua
insoddisfazione repressa, genera insoddisfazione
attorno a sé. Decida
quale parte di se stessa far prevalere. E se, come
credo, vuol bene a
suo marito e a suo figlio, non li escluda dal suo
percorso, non li tenga
all'oscuro delle sue sofferenze e delle sue speranze.
Un abbraccio
Maria Rita Parsi


  Maria Rita Parsi Risposta a Olimpia del 24-06-2010 28/06/2010 21:09:11
  inserisci nuovo messaggio Gentile Olimpia,
abbia pazienza! Abbiamo avuto un problema tecnico
con le e mail di gennaio. Sarebbe così gentile da
rinviarmi la sua domanda? Le risponderò
immediatamente.
A presto
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Marina Toselli del 23-06-2010 28/06/2010 16:10:16
  inserisci nuovo messaggio Bentrovata, Marini.
Mettiti dunque subito in contatto con la nostra
rappresentante per la Liguria, all'indirizzo che
ti fornirà la mia segreteria romana - dr.ssa
Checchi 3315366267
Cari saluti
Maria Rita

  Maria Rita Parsi Risposta a Katia del 21-06-2010 23/06/2010 17:19:28
  inserisci nuovo messaggio Salvo non ci siano precise e oggettive cause di
preoccupazione, consigli alla sua amica di
consultare uno specialista, magari uno psicoterapeuta.
Io mi occupo di depressione ma non sono l'unica a
farlo. In ogni caso, la mia segreteria romana,
nella persona della dr.ssa Checchi 3315366267,
potrà dare tutte le informazioni che riguardano la
mia disponibilità professionale.
Cari saluti
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Pino del 18-06-2010 21/06/2010 16:47:44
  inserisci nuovo messaggio Capisco Pino,
ma bisogna pur rendersi conto di come pensano
certi giovani, se si vuole essere educatori . I
medici non cancellano le parti malate dalle
radiografie ma le evidenziano, per capire come
curarle. Non crede?
Maria Rita Parsi

Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Fabiola del 18-06-2010 21/06/2010 16:45:00
  inserisci nuovo messaggio Mi dica qualcosa di più di se stessa, Fabiola.
Mi sembra di capire che non c'è una figura paterna
per Maurizio.Non ci sono nemmeno dei nonni? Scriva
qui, Fabiola, e mi racconti tutto, magari in brevi
capitoletti.
Aspetto
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a Marta del 17-06-2010 21/06/2010 16:43:59
  inserisci nuovo messaggio Cara lettrice,
lei stessa ha capito dove sta il problema e dove
la sua soluzione: non riuscire o riuscire a
vivere senza un uomo. In ballo c'è non tanto
l'autoreferenzialtà, che può sfociare in
atteggiamenti non generosi verso l'esterno, quanto
l'autonomia personale che porta con sé l'autostima
e la non dipendenza. In tutto c'è qualcosa da
capitalizzare, nel suo caso è nella separazione,
che pure l'ha fatta e la fa soffrire. Usi il vuoto
lasciato da suo marito come uno spazio in cui
costruire la sua personalità di donna e di madre,
una personalità affidabile in primo luogo per se
stessa. Sarebbe un grande errore accelerare i
tempi di una seconda convivenza, riempiendo quel
famoso vuoto senza averlo reso significante.
Potrebbe trovarsi a interpretare più volte lo
stesso canovaccio,con pari debolezza. Se star sola
le crea sofferenza, accolga questa sofferenza, la
elabori con spirito adulto e guardi all'obiettivo,
invece di cercare una nuova spalla su cui
appoggiarsi. Se lei saprà diventare più forte, lo
diverranno anche le sue relazioni.
Cari saluti
Maria Rita Parsi


  Maria Rita Parsi Risposta a Jennifer del 16-06-2010 18/06/2010 12:31:57
  inserisci nuovo messaggio In genere, non pubblicare una lettera, per quanto
si ometta il nome del mittente, è incoerente con
l'idea stessa di "forum" ma se la pubblicazione
può costituire un problema, ci segnali la sua
richiesta di riservatezza, riceverà comunque risposta.
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Rispsota a Lucia Albert del 20/05/2010 15/06/2010 12:38:24
  inserisci nuovo messaggio Cara Lucia,
faccia in modo di non trovarsi nella condizione di
dire freneticamente: "vestiti, vestiti, vestiti
che facciamo tardi!". Piuttosto si svegli prima,
svegli prima anche sua figlia e faccia le cose con
più lentezza, rispettando i tempi della sua
bambina. Faccia poi in modo che anche la bambina
abbia un motivo personale per fare presto, come
può essere salutare una certa persona o fare un
giro più lungo o la sua immaginazione saprà
suggerirle cosa.
Cari saluti
Maria Rita Parsi


  Maria Rita Parsi Risposta a -Il bambino "rapito" - 10/06/2010- Francesca Car 14/06/2010 18:07:43
  inserisci nuovo messaggio Vero, Francesaca, anzi sacrosanto! Ma esiste anche
la disperazione, che priva le persone di quella
lucidità che è condizione del loro essere adulte e
responsabili. Il mio mestiere mi conduce
quotidianamente a confrontarmi con questa
dimensione dell'umano. Ci sono poi persone che non
saranno mai adultee responsabili. Purtroppo si
crea una spirale perversa, dove abuso genera
abuso: ecco questa donna, trattata come oggetto,
che cerca un riscatto commettendo lo stesso
errore ai danni di un innocente più innocente di
lei. Una donna chem ricattata nei sentimenti, a
sua volta ricatta. E' immediato e doveroso
giudicare e condannare un atto come questo, molto
meno giudicare una persoan come questa. Trovo un
po' troppo semplice acchiappare l'ultimo anello
di una catena al massacro e bruciare la strega! E
torno invece ad insistere sulla responsabilità di
custodia dell'Ospedale.
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a -Attacchi di panico - 11/06/2010- Antonella 14/06/2010 17:53:29
  inserisci nuovo messaggio Cara lettrice,
bisogna considerare il tipo di scuola di
psicanalisi cui fa riferimento il suo terapeuta ma
in genere la psicanalisi non prevede che vengano
dati consigli ma fatte emergere le cause che hanno
provocato il disturbo. Chieda al suo terapeuta i
tempi previsti per la cura e faccia una
valutazione in riferimento alle scadenze indicate.
Sarebbe forse utile ricorrere anche a un gruppo di
auto-aiuto, magari via internet. Cerchi sul motore
di ricerca, scrivendo: autoaiuto DAP e consideri
le finestre che le si apriranno.
Mi tenga informata
Maria Rita Parsi

  Maria Rita Parsi Risposta a -Solitudine- del 10/06/2010 innamoratagobby 14/06/2010 17:52:04
  inserisci nuovo messaggio Cara Gabriella,
credo che le situazioni possano evolvere
positivamente con il passare del tempo, la
crescita delle persone, il definirsi degli
interessi. Essere troppo accondiscendente non è un
buon approccio, perché rivela una fondamentale
debolezza che i ragazzi di quell'età non
apprezzano.La cosa importante è ora favorire
l'autostima della ragazza, riconoscerne i talenti,
stimolarne lo sviluppo, in modo che si rafforzi
nella personalità e si senta meno dipendente
dall'attenzione altrui: quando questo accadrà, le
difficoltà relazionali si appianeranno
spontaneamente. Certo, una tendenza alla chiusura
da parte della famiglia può aver privato la
ragazza di modelli relazionali e di una sorta di
esercitazione naturale all'amicizia. Cercate, se
potete, di instaurare senza all'improvviso
strafare, rapporti di normale frequentazione con
famiglie che abbiano figli coetanei della vostra.
Parli con l'insegnante, Gabriella, perché
ritenersi ingiustamente sottovalutati può essere
molto frustrante.
Cari saluti
Maria Rita Parsi



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